The Film

 

The Edward Quinn Archive

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A Film by Heinz Bütler

© NZZ Film 2006

96 minutes, High Definition, Dolby Digital 5.1, 35mm

Production company: NZZ Film, P.O. Box, 8021 Zürich 

International Distribution: Accent Films International, Montreux

Swiss Distribution: Filmcoopi Zürich 

+41 (44) 258 14 88   www.nzzfilm.ch

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STARS AND CARS OF THE ‘50s

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Abstract:

No other photographer has captured the far-flung social and cultural life of the Côte d’Azur in the fifties with such intelligent verve and remarkably gentle irony as the Irishman Edward Quinn (1920-1997). For over a decade, Quinn showed a perfect blend of persistence and discretion in his daring exploration of the social jungle on the French Riviera. In this iridescent epicenter of high life and big business, of art music and literature, he managed to discover incomparable gems. RIVIERA COCKTAIL encompasses an entire age, tracing the path followed by Edward Quinn from his early pin-up photography to his unconventional portrayal of all the great stars and, finally, to his relationships, as a photographer, with Pablo Picasso and Georg Baselitz.

Review:

Teo Lorini, 10.8.2006 in: IL CRITICO.COM:

RIVIERA COCKTAIL, di Heinz Bütler (Festival del Film di Locarno, Sezione À Propos du Cinéma)

Perla assoluta di questa sezione, probabilmente una delle proposte più originali, interessanti ed esteticamente intense del Festival, il lungometraggio del documentarista svizzero Heinz Bütler, racconta la vita e gli scatti di Edward Quinn e, attraverso di essi, un’epoca intera fatta di starlette destinate a sfiorire in una stagione sfavillante di icone immortali, di auto dalle forme elegantemente arrotondate, di abiti, cocktail e tramonti che sembravano non dover finire mai

 Irlandese, con un passato da crooner col nome d’arte di “Eduardo Quinero”, autodidatta assoluto, Quinn si trasferì al principio dei roaring Fifties sulla Côte d’Azur, dove presto divenne IL fotografo per le celebrità del cinema e della mondanità europea.

Quinn non fu però soltanto l’uomo giusto al posto giusto: come dimostrano le meravigliose immagini filmate da Bütler, il fotografo irlandese aveva la dote di cogliere istanti che erano insieme incantati e spontanei, trasmettendo tutto lo charme, l’eleganza e la gioia quasi infantile dei bon vivants di un’era piena di speranza e incosciente felicità.

Commentato dalla splendida colonna sonora della European Legacy fondata dal trombettista ticinese Franco Ambrosetti con Antonio Faraò al piano e -soprattutto- Daniel Humair alla batteria, il documentario si snoda lungo una struttura non rigidamente cronologica dai primi passi di Quinn come fotografo di pin-ups, all’arrivo delle stelle e all’esplosione della Dolce Vita di Cannes. A scartabellare nell’autentico tesoro dell’archivio Quinn è Gret, la sua compagnia di una vita, che si sofferma spesso in gustose digressioni sul filo della memoria. La sessione improvvisata con una Audrey Hepburn ancora semisconosciuta, il bivacco davanti alla camera di Kim Novak che ordinò al room service del Carlton una colazione per il paziente fotografo; le immagini di una giovane e ancora ardita Sofia Loren che si fece ritrarre prima di schiena ad uno dei celebri balconcini dalle ringhiere in ferro battuto e poi velata solo di un asciugamano in tutta la sua statuaria bellezza.

A inframezzare i racconti di Gret Quinn, Bütler filma la band di Ambrosetti che improvvisa davanti a uno schermo su cui corrono le fotografie di celebrità, serate mondane, angoli ormai scomparsi della Riviera. E mentre la memoria scomoda la session del dicembre 1957 in cui Miles guardando il premontaggio del film inventò la colonna sonora di Ascenseur pour l’Žchafaud, sfilano i volti della giovanissima B.B., di uno sfrontato Alain Delon e della tenera e smarrita Jean Seberg…

E ancora Orson Welles e Jayne Mansfield, Totò e Liz Taylor, fino a Picasso e Georg Baselitz, di cui Quinn divenne amico, ricevendo il permesso di penetrare i loro atelier e di immortalare il loro lavoro, ma anche le loro pause scanzonate (imperdibili i primi piani di Picasso che gigiona con una quantità di cappelli).

 Omaggio rispettoso, rievocazione nostalgica ma non patetica, vibrante e intensa esperienza estetica, Riviera Cocktail è un gioiello capace di rapire gli spettatori, trasportandoli per un'ora e mezza in un'altra stagione meno cinica e infinitamente più incosciente e autenticamente bella di questa.

Un documentario da rivedere ancora e ancora, senza stancarsi mai. Proprio come le fotografie di Edward Quinn.

Teo Lorini

10.8.2006

teNeues Publishing Sept 2008

© edwardquinn.com 

Photos for collectors, museums, media and advertising on request:

Edward Quinn Archive, Switzerland